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Intervista a Serena Gatti. di Giada D’Addazio

a proposito di… Luz, di Serena Gatti.

Non può esistere la luce senza l’oscurità così come i giochi d’ombra e i relativi giochi di luce.

Ci si abitua quasi subito al buio della scena iniziale. Anzi, i sensi si amplificano, ed anche i respiri diventano nitidi.

Una dimensione da fondo oceanico, insondabile, rassicurante, come utero, placenta.

Un “flusso di coscienza” la sceneggiatura, una libera rappresentazione di pensieri, fatta di silenzi, suoni concreti, nastri magnetici, che riproducono la voce distorta di Serena Gatti, intenta a recitare una poesia estrapolata da “The Waves” di Virginia Woolf.

La scenografia, essenziale, pulita, si sposa con l’altrettanto spoglia ambientazione del Cinema Italia, dove in scena tutto diventa animato, perfino vecchie ruote di metallo. Ombre, giochi di specchi, si proiettano sulla scabra superficie del muro, mentre le due luci, Serena Gatti e Amelia Prazak dialogano ad intermittenza.

 

di Giada D’Addazio

scatti da… Luz

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Luz, Serena Gatti, Amelia Prazak. foto di Giada D’Addazio

scatti da… E se

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E se…(Anna Vigeland/Serena Gatti) foto di Giada D’Addazio

a proposito di… E se (Serena Gatti/Anna Vigeland)

E se…la scalinata di Palazzo dei Balconi diventasse un vero e proprio palcoscenico? I performers sotto la guida di Anna Vigeland e Serena Gatti danzano in un fluire senza meta, al richiamo di un clarinettista in cima al campanile retrostante.

Incroci, scontri di esistenze, su di uno scenario insolito. Ed è proprio questo il bello del teatro contemporaneo.

Lo spettacolo E se… è una danza sperimentale in continua evoluzione che propone come obiettivo lo studio del gesto, dove la musica rappresenta un’ estensione fondamentale per ricerca espressiva e diventa strumento di dialogo fra mondi interiori e realtà circostanti che quasi vengono abbattuti. La linea di confine tra spettatori e artisti, infatti, non esiste.

di Giada D’Addazio