Sputi, una critica fatta di gesti e colori

Si sa che un silenzio vale più di mille parole. Ma per esprimere una critica interessata e coinvolgente come quella proposta ieri da Virginia Scudeletti il silenzio ha dovuto farsi complice di altri mezzi espressivi.
Uno spazio bianco e pulito, dove tutto è disposto in una successione precisa e ordinata. Un connubio di gestualità e movimenti meticolosi.  Niente è fuori posto, finché non subentra l’oggetto della sua critica. Lentamente si fa strada il male del consumismo, attraverso parole, musica e slogan pubblicitari. Da una premessa iniziale perfettamente tersa prende colore una macchia, di colore sempre più acceso. È la stessa macchia che, penetrando nella nostra società, sta avvolgendo la nostra identità.
La perfomer mette il suo corpo e la sua mimica a completa disposizione del pubblico, che sorride e comprende in modo immediato il suo messaggio.
La serietà con cui pronuncia le sue battute viene demolita nell’istante stesso in cui queste vengono articolate. Spinge il pubblico a notare l’autoironia del consumismo.
Sputi è una critica genuina e schietta.

Sputi, Virginia Scudeletti

Sputi, Virginia Scudeletti

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Testo di Veronica Sassaroli

Foto di Francesco Pierri

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